26 giugno 2016

Quanto potrebbe rendere la raccolta differenziata (se fatta bene)

Molti cittadini si chiedono quali siano i benefici della raccolta differenziata, tralasciando i benefici per l'ambiente che sono abbastanza palesi (riduzione dei rifiuti interrati o inceneriti in discarica e conseguenti riduzioni di gas nocivi immessi in atmosfera ecc. ecc.), in questo post tenterò di mettere in luce i possibili benefici economici per cittadini ed enti locali.

Per il confronto prenderò come esempio 3 comuni: Falerna (CZ), Sassano (SA) Cesiomaggiore (BL)

Il Comune di Falerna (CZ) non è certo un esempio di eccellenza nella gestione dei rifiuti urbani e nella raccolta differenziata (46,97% nel 2015) e ne avevo già parlato quasi un anno fa in questo post confrontando la spesa familiare dei cittadini falernesi con quelli residenti nel Comune di Cesiomaggiore (BL).  Tale gestione inefficiente ha determinato nel corso degli anni un consistente aggravio per le già provate tasche dei cittadini, ecco l'andamento della tariffa rifiuti negli ultimi 4 anni per una famiglia tipo di 4 componenti che abita in una casa da 100mq:

Il comune di SASSANO (SA) ha una raccolta differenzia al 95,25% e pochi giorni fa ha ottenuto il secondo posto nella classifica "Comuni Ricicloni" di Legambiente. Il Comune di Sassano ha anche pubblicato una stima del proventi della raccolta differenziata nel 2015:

L'ente ha stimato nel 2015 un introito per le casse comunali di circa € 251.319,64 derivante dalla vendita del materiale riciclato dai cittadini.

Vediamo cosa succederebbe se il Comune di Falerna decidesse di fare lo stesso.
Innanzitutto per ottenere dei ricavi dalla vendita dei rifiuti differenziati è necessario sottoscrivere delle convenzioni con relativi consorzi di filiera COMIECO, COREPLA, COREVE, CIAL, RICREA, RILEGNO e ricevere direttamente nelle casse comunali i corrispettivi della raccolta differenziata (che oggi altrimenti incassa la società che effettua la raccolta differenziata...).

Il comune di Sassano produce un quantitativo di rifiuti annuo più o meno equivalente al comune di Falerna che però ha una raccolta differenziata al 46,97% contro il 95,25% di Sassano.

Ma vediamo a quanto ammonterebbero i ricavi dalla vendita dei rifiuti prodotti nel comune Falerna con raccolta differenziata al 46,97% (i dati sul quantitativo dei rifiuti riciclati nel 2015 sono stati pubblicati dal Comune di Falerna nel maggio 2016),
 Questo il calcolo dei ricavi presunti:
TOTALE Ricavi Stimati 50.165,94 : i ricavi sono basati su tariffe CONAI e relativi consorzi di filiera (vetro, plastica ecc.).

I ricavi sono puramente teorici perché il Comune di Falerna non ha previsto alcuna forma di cessione dei rifiuti ai vari consorzi e quindi credo che vengano incamerati interamente dalla ditta appaltatrice che attualmente gestisce la raccolta differenziata.

Vediamo cosa succederebbe al Bilancio della TARI 2016 di Falerna se il Comune riuscisse ad arrivare al 95% di raccolta differenziata come accade nel comune di SASSANO:
Il costo per la raccolta rifiuti a Falerna prevede un bilancio 2016 per € 830.282,56
di cui:

A) 140.000 per costi di smaltimento in discarica di rifiuti indifferenziati da pagare alla Regione Calabria (132,00 € x 1061 tonnellate/anno)
B) 40.000 smaltimento organico (91,62€ x 437 tonnellate/anno)

Ipotizzando di arrivare al 95% di differenziata i costi di conferimento della frazione indifferenziata si ridurrebbero a:
A) € 10.272 (-92,66%!)  per costi di smaltimento indifferenziato da pagare alla regione (107,00 € x 96 tonnellate/anno)
B) € 6.500 (-75%) per smaltimento della frazione organica. Lascio prudentemente quella cifra perché reputo più complicata la riduzione dei costi del conferimento dell'organico. Tuttavia si potrebbe prevedere una tariffa premiale per i cittadini che si doteranno di una compostiera e quindi eviteranno di consegnare organico al comune (il costo di una compostiera si aggira intorno alle 50€ e potrebbe fornirla il comune come ulteriore incentivo) es. il comune di Polignago prevede uno sconto del 5% sulla parte variabile TARI
C) TOTALE Ricavi Stimati dalla vendita di imballaggi differenziati (con raccolta diff. al 95%): 149.498,56 (la stima del Comune di Sassano di ricavi dalla vendita di imballaggi da raccolta differenziata per oltre 250.000€ mi sembra troppo ottimistica ed apparentemente irrealizzabile per Falerna)
Ed ecco il Nuovo Bilancio TARI di Falerna con raccolta differenziata al 95%:
Totale TARI € 517.556,00 (RIDUZIONE -37,67% rispetto alla spesa iniziale di € 830.282,56) il che equivarrebbe a ridurre di quasi il 40% la spesa TARI per famiglie ed imprese falernesi.

Naturalmente per raggiungere il 95% di raccolta differenziata bisognerebbe riorganizzare tutto il ciclo della raccolta con una serie di interventi tra i quali:
  • incentivando i cittadini con forme differenziate di tariffazione dei rifiuti (chi "più differenzia meno paga" come nel caso del Comune di Cesiomaggiore (BL))
  • informando i cittadini sui benefici economici ed ambientali della differenziata 
  • separando ulteriormente le varie frazioni di rifiuti (il vetro dal multimateriale come accade a Catanzaro) ed incentivando il compostaggio domestico
  • gestendo nel più efficiente modo possibile la raccolta dei rifiuti, evitando ritardi e disguidi che potrebbero favorire comportamenti poco corretti dei cittadini
  • facendo capire ai cittadini che la differenziata ha un costo più alto rispetto alla vecchia raccolta indifferenziata (sono necessari più uomini e mezzi per la raccolta rifiuti) ma che tali costi vengono coperti abbondantemente se si raggiungono alte percentuali di raccolta nel proprio comune (i 250.000€/anno di ricavi dalla vendita delle varie frazioni differenziate del Comune di Sassano ne sono un esempio).
Cosa comporterebbe un'alta percentuale di differenziata in termini di risparmi economici per i cittadini?
Riprendendo l'esempio fatto nel 2015, questo è il confronto della spesa TARI di 3 famiglie che vivono in un comune "virtuoso" come Cesiomaggiore (BL) con raccolta differenziata al 82,90% e quella della stesse famiglie che vivono a Falerna (CZ) con raccolta diff. al 46,97%:

Nucleo familiare 2 persone abitazione da 65mq:
TARI Cesiomaggiore € 135,45
TARI Falerna € 201,63 (+48,86%)

Nucleo familiare 3 persone, abitazione da 80mq:
TARI Cesiomaggiore € 160,65
TARI Falerna € 249,07 (+55,04%)

Nucleo familiare 4 persone, abitazione da 100mq:
TARI Cesiomaggiore € 185,33
TARI Falerna € 319,71 (+72,51)%

21 aprile 2016

Regione Calabria: Disastri "Comuni"

In vista delle elezioni amministrative che si terranno a Giugno ho dato un’occhiata alla situazione amministrativa e finanziaria dei comuni calabresi. 
Come al solito riusciamo a distinguerci in peggio.
Ci sono una serie di indicatori che denotano una profonda crisi economica e amministrativa degli EELL calabresi, i due fattori (politico-amministrativo ed economico) in realtà sembrano strettamente connessi, in quanto spesso una cattiva amministrazione (nel caso collusa con la 'ndrangheta) sfocia in una profonda crisi economica dell’ente amministrato.
Ho preso spunto da un articolo che il Sole24ore ha pubblicato online il 21/04/2016 (lo trovate qui) in cui si parlava del primo comune dell’Emilia Romagna sciolto per infiltrazioni mafiose (‘ndrangheta per essere precisi).
Il Sole24ore riporta un riferimento ad un’indagine sugli scioglimenti dei comuni per infiltrazioni mafiose (scaricabile qui) svolta dall’Associazione “Avviso Pubblico - Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie”.
Possiamo notare come i comuni sciolti per mafia si trovino in gran parte nel sud Italia (e non poteva essere altrimenti), in particolare in 3 regioni sono diretti il 92% di tutti i decreti di scioglimento per mafia da quando è stata approvata la legge (1991) che ne disciplina la materia:

Notiamo che la Calabria ospita un terzo dei comuni sciolti per mafia dal 1991 (scioglimenti effettivi e quindi decreti non annullati e procedure non archiviate), tra i comuni calabresi che detengono il record per scioglimenti per infiltrazioni mafiose abbiamo (il record è nazionale, condiviso con la Campania, perché nessun comune italiano è stato mai sciolto per più di 3 volte):
1) Roccaforte del Greco (RC) n. 3 scioglimenti (1996, 2003, 2011)
2) San Ferdinando (RC) n. 3 scioglimenti (1992, 2009, 2014)
3) Taurianova (RC) n. 3 scioglimenti (1991, 2009, 2013)
4) Melito Porto Salvo n. 3 scioglimenti (1991, 1996, 2006)

Nella classifica non è riportato ma degno di nota è Lamezia Terme (CZ) uno dei più grandi comuni calabresi, 3° della Calabria e 81° tra i comuni d’Italia per popolazione, ed unico con n. 2 scioglimenti (1991, 2002).
Tra i comuni attualmente commissariati in seguito ad uno scioglimento per infiltrazioni mafiose che andranno ad elezioni a giugno 2016 ci sono:
1) San Luca (RC) sciolto il 17/05/2013
2) Cirò (KR) (Scioglimento annullato dal CdS)
3) Joppolo (VV) sciolto il 07/02/2014
4) Scalea (CS) sciolto il 25/02/2014
5) Badolato (CZ) sciolto il 23/05/2014

Restano attualmente commissariati e non vanno ad elezioni i seguenti comuni:
1) Africo (RC) sciolto il 01/08/2014
2) San Ferdinando (RC) sciolto il 31/10/2014   
3) Bovalino (RC) sciolto il 02/04/2015   
4) Bagnara Calabra (RC) sciolto il 14/04/2015   
5) Nardodipace (VV) sciolto il 07/12/2015
6) Ricadi (VV) sciolto il11/02/2014

Questo record di infiltrazioni e scioglimenti di EELL calabresi potrebbe essere un “primo sintomo” di cattiva gestione della cosa pubblica e del perché molti comuni versano in uno stato di abbandono e degrado.

Un altro “sintomo” (che in alcuni casi potrebbe essere collegato al precedente) è dato dalle procedure per dissesto finanziario che sono state richieste dai comuni calabresi dal 1989, anno in cui fu introdotto l’istituto del disseto finanziario negli enti locali.
Anche in questo caso la Calabria detiene un record nazionale: su 523 delibere di dissesto ben 152 sono state approvate da comuni calabresi, 1/3 dei dissesti sul totale nazionale (29,06%):

Notiamo che, come nel caso delle infiltrazioni mafiose, Calabria e Campania detengono il record assoluto dei comuni in dissesto finanziario infatti il 55% di tutti i comuni italiani che hanno deliberato un dissesto è localizzato nelle due regioni.

Le cose non sono migliorate negli ultimi anni (anzi peggiorano e peggioreranno ulteriormente con il tagli ai trasferimenti del Governo centrale che dovrebbero bilanciarsi in parte con le entrate proprie degli enti), infatti dal 2010 al 2015 su 83 delibere di dissesto ben 50 (25 a testa, cioè il 60% del totale nazionale) sono in comuni calabresi o campani:

Tra i comuni che sono finiti in dissesto 1 o più volte (nessun comune ha deliberato più di 2 dissesti) troviamo:
1) Cerisano (CS) in dissesto negli anni 1994, 2014
2) Guardavalle (CZ) in dissesto negli anni 1990, 2013
3) Lungro (CS) in dissesto negli anni 1989, 2008
4) Monasterace (RC) in dissesto negli anni 1992, 2013
5) Paola (CS) in dissesto negli anni 1993, 2012
6) Scilla (RC) in dissesto negli anni 1992, 2012
7) Serra d'Aiello (CS) in dissesto negli anni 1989, 2014
8) Soriano Calabro (VV) in dissesto negli anni 1990, 2008

Notiamo che quasi il 30% dei comuni calabresi che sono stati sciolti per mafia uno o più volte hanno anche deliberato uno o più dissesti, ecco quelli con più di un dissesto/scioglimento:
1) Guardavalle (CZ), n. 2 dissesti (1990, 2013) ed n. 1 scioglimento per mafia (2003)
2) Monasterace (RC), n. 2 dissesti (
1992, 2013) ed n. 1 scioglimento per mafia (2003)
3) Soriano Calabro (VV), n. 2 dissesti
(1990, 2008) ed n. 1 scioglimento per mafia (2007)
4) Roccaforte del Greco (RC), n. 1 dissesto (1989) e n. 3 scioglimenti per mafia  (1996, 2003, 2011)
5) Briatico (VV), n. 1 dissesto (2011) ed n. 2 scioglimenti per mafia (2003, 2012)
6) Nardodipace (VV), n. 1 dissesto (2012) ed n. 2 scioglimenti per mafia (2001, 2015)
7) Nicotera (VV), n. 1 dissesto (1989) ed n. 2 scioglimenti per mafia (2005, 2010)


Ci sono poi una serie di comuni (ne riporto solo una parte per non dilungarmi) che hanno avuto almeno uno scioglimento per mafia ed almeno un dissesto:
1) Africo (RC), n. 1 dissesto ed n. 1 scioglimento per mafia
2) Badolato (CZ), n. 1 dissesto ed n. 1 scioglimento per mafia
3) Borgia (CZ), n. 1 dissesto ed n. 1 scioglimento per mafia
4) Cirò (KR), n. 1 dissesto ed n. 1 scioglimento per mafia
5) Siderno (RC), n. 1 dissesto ed n. 1 scioglimento per mafia
6) Bovalino (RC), n. 1 dissesto ed n. 1 scioglimento per mafia
7) Ardore (RC), n. 1 dissesto ed n. 1 scioglimento per mafia

Bisogna precisare che negli ultimi anni si è avuta una certa attenuazione nel numero dei dissesti finanziari degli enti locali (anche in Calabria), non perché sia migliorata la situazione finanziaria degli enti, ma perché nel 2012 è stata introdotta una procedura alternativa al dissesto finanziario “il piano di riequilibrio decennale” una sorta di dissesto “light” (non a caso chiamato dagli addetti ai lavori “predissesto”) che può essere richiesto dal comuni che si trovino in difficoltà finanziare "serie" ma risanabili e quindi non così gravi da giustificare un dissesto vero e proprio.
Se guardiamo i comuni che hanno fatto richiesta di accesso al piano di riequilibrio la musica non cambia, la regione Calabria è sempre quella in cui ci sono più enti con richiesta di accesso, infatti su 157 richieste quasi il 30% (come nel caso del disseto e come per le infiltrazioni mafiose) proveniva da un comune calabrese (i dati ministeriali sono aggiornati al 2014):

Tra i comuni che attualmente hanno avuto approvato il piano di riequilibrio dalla Corte dei Conti (ho omesso di riportare chi ha l’iter di approvazione in itinere come ad es. Lamezia Terme) ed in passato hanno avuto anche uno o più scioglimenti per mafia o un dissesto abbiamo:
1) Taurianova (RC), n. 1 predissesto e n. 3 scioglimenti per mafia
2) Scalea (CS), n. 1 predissesto e n. 1 scioglimento per mafia
3) Reggio Calabria (RC), n. 1 predissesto e n. 1 scioglimento per mafia


Attualmente l’Anci segnala che in Italia ci sono 231 amministrazioni comunali commissariate a vario titolo (dimissioni degli amministratori, mancata approvazione del bilancio, scioglimenti per mafia), questo denota un certo problema nel territorio perché il commissariamento provoca pur sempre un’interruzione dell’azione politica degli amministratori, della programmazione degli investimenti ecc. ecc.  anche in questo caso la Calabria e la Campania non sembrano avere rivali 1 comune su 3 attualmente commissariato è calabrese o campano:

Bisogna segnalare infine la situazione del Comune di Lamezia Terme (CZ) 3° comune della Calabria già sciolto per mafia per 2 volte (1991, 2002) e che ha richiesto l‘accesso alla procedura di predissesto nel 2014 (dopo aver evitato il dissesto con ricorso alla Corte dei Conti sez. Lazio) l’iter di approvazione da parte della Corte dei Conti della Calabria non si è ancora concluso e non è dato sapere se si concluderà con un diniego da parte della C.d.C. e quindi con un dissesto vero e proprio.

Il contenuto di questo post è stato ripreso dal TG3 Ed. Calabria del 26.04.2016:

Fonti:
1) Corte dei Conti - Banche dati
2) Ministero dell'Interno-Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali
3) Associazione Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie
4) ANCI - Associazione Nazionale dei Comuni Italiani

18 marzo 2016

Trivelle gas e petrolio. Perchè votare Sì.

Chi sostiene che una vittoria del “sì” nel referendum del 17 aprile 2016 avrebbe conseguenze pesanti sull’occupazione e che la fine delle estrazioni significherebbe la perdita di migliaia di posti di lavoro e che continuando a perforare potremmo raggiungere una certa indipendenza energetica dice il vero? Di sicuro dice "un mare" di bugie…
In mare (entro e oltre le 12 miglia dalla costa) viene estratto solamente l’1,30% del petrolio che l’Italia consuma ogni anno e circa il 7,85% di gas naturale (su dati 2014 forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico).
Continuare a trivellare non servirà a nulla perché non è cercando gas e petrolio nei nostri mari che “guadagneremo” l’indipendenza energetica e salveremo migliaia di posti di lavoro  (ne servirebbe talmente tanto che non basterebbe sforacchiare tutta la costa dal Friuli alla Sicilia, a patto di trovare petrolio e gas ad ogni nuovo pozzo), basta guardare le statistiche delle importazioni riferite a petrolio, gas ed energia elettrica:
1) siamo al terzo posto al mondo per “sbilancio” import/export di Gas naturale:
2) siamo all’ottavo posto al mondo per differenza import/export di petrolio greggio:
3) siamo al secondo posto al mondo per differenza import/export di energia elettrica:
in altre parole siamo “energeticamente” spacciati e dipendiamo dall'estero sia per l'approvvigionamento del petrolio che del gas, ad es. per il gas oltre il 90% del fabbisogno nazionale viene coperto mediante importazioni da paesi terzi (Russia in primis):
Ma le trivelle e la ricerca di combustibile fossile nei nostri mari potranno in futuro cambiare questa situazione? Impossibile ed inutile ne servirebbe troppo e tutto quel gas/petrolio li sotto non c'è.
Tralasciando le piattaforme marine che estraggono petrolio perché l’1,30% del petrolio estratto rispetto al fabbisogno italiano è talmente ridicolo che possiamo farne tranquillamente a meno, discorso diverso è per il gas che nel 2014 arriva a coprire il 7,85% del fabbisogno nazionale.
Infatti le piattaforme entro le 12 miglia costiere interessate dal referendum estraggono principalmente Gas Naturale, come abbiamo visto tutta la produzione entro ed oltre le 12 miglia arriva a coprire al massimo il 7,85% del nostro fabbisogno annuo. Ma serve davvero questo gas?
Circa il 30% di tutto il gas di cui abbiamo bisogno (nel 2014 il fabbisogno è stato di circa 61.912 milioni metri cubi conto i 70.000 del 2013) viene bruciato in centrali termoelettriche per generare energia elettrica:  
E circa il 64% dell’energia elettrica prodotta in Italia proviene da centrali termoelettriche (alimentate a gas, carbone, petrolio ecc.):
ma ben il 50% di tutta quella energia da termoelettrico viene prodotta bruciando gas Metano:
Ricapitolando nel 2014 abbiamo estratto dai nostri mari 4.863 milioni di metri cubi di gas ma ne abbiamo bruciato 17.677 in centrali termoelettriche, quindi l’estrazione di gas da piattaforme marine (entro ed oltre le 12 miglia) copre a malapena il 27,51% del gas bruciato nelle centrali.
Dal 2010 al 2014 però il fabbisogno totale di gas naturale dell’Italia si è ridotto del 25,70% (complice la crisi economica ma soprattutto la sostituzione degli impianti termoelettrici con quelli alimentati da fonti rinnovabili), infatti la produzione di energia elettrica da fonte Termoelettrica che utilizza Gas naturale ed il conseguente consumo di gas nelle centrali ha avuto il seguente andamento, riducendosi del 40,34% (2010-2014):
Dal 2010 al 2014 infatti il consumo di Gas nelle centrali termoelettriche si è ridotto di 11.953 milioni di mc, quindi più del doppio di quanto oggi ne estraiamo dalle piattaforme marine (entro ed oltre le 12 miglia), servirà davvero cercare altro gas con nuove trivellazioni?
Per quanto riguarda gli operatori, il mercato del gas nazionale è praticamente in mano ad ENI Spa che detiene una quota pari all'85,00% nella produzione di Gas in territorio nazionale e figura anche al primo posto tra gli importatori di gas dall'estero con una quota del 58,00%.

Per finire ecco il “circolo vizioso del gas” che si vorrebbe tutelare votando "no" al referendum:
1. Si perforano i fondali per cercare gas naturale.
2. Questo è il costo in termini di esternalità negative di alcune fonti di energia elettrica (nel grafico le emissioni di gas ad effetto serra). Vediamo come il Termoelettrico sia in assoluto il più inquinante.
3. dopo aver sforacchiato la costa portiamo il gas nelle centrali termoelettriche ed ecco cosa succede:
Nel 2013  ad es. la centrale di Simeri Crichi (CZ – Calabria) per produrre 2.426.322MWh di corrente elettrica ha consumato:
a) 17.133.000 metri cubi di acqua marina
b) 2.122 metri cubi di acqua potabile
c) 2,4 tonnellate di gasolio
d) 241,24 tonnellate di ipoclorito di sodio (lo usano per i depuratori)
e) 4,77 tonnellate di acido cloridico
f) 2,95 tonnellate di idrossido di sodio
g) 1,59 tonnellate di deossigenante
h) 0,89 tonnellate di disincrostante
i) 462.303.000 metri cubi di gas metano
k) 3,90 tonnellate di azoto tecnico


La stessa centrale ha immesso nell’atmosfera e nel mare in un anno (2013):
l) 320,27 tonnellate di ossidi di azoto
m) 279,02 tonnellate di monossido di carbonio
n) 9907.444,42 tonnellate di Anidride carbonica
o) 15.467.000 metri cubi di acqua di scarico trattata (finita in mare).


Infine una buona notizia che spiega anche perchè è inutile cercare gas in mare, occupiamo il decimo posto al mondo per quota di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili:
E ci sono ormai delle fonti rinnovabili che riescono a produrre energia elettrica quasi al costo delle fonti fossili (eolico ad es.)

Mentre nel 2014 rispetto al 2013 la generazione da termoelettrico è calata del -8,9% la rilevante espansione delle fonti rinnovabili, sempre rispetto al 2013, ha interessato tutte le fonti: idroelettrica giunta a 58,5 miliardi di kWh ossia TWh (+10,9%), fotovoltaica, a 22,3 TWh (+3,3%), eolica che tocca i 15,2 TWh (+1,9%) e geotermica a 5,9 TWh (+4,5%).

Ha senso quindi trivellare le coste per cercare Gas Naturale (per produrre energia elettrica) quando tra alcuni anni non sapremo più cosa farne?

19 gennaio 2016

I nuovi vitalizi degli ex consiglieri regionali calabresi

Nel 2015 in Calabria la Corsa al vitalizio degli ex consiglieri regionali calabresi e la spesa totale sfiora i 10 milioni/anno.

11 settembre 2015

Nuovi Ospedali: project financing alla "calabrese" e spesa insostenibile

La sanità Calabrese rischia di finire dalla padella nella brace per via di uno scriteriato piano di project financing voluto dalla ex Giunta Scopelliti, a nulla saranno valsi gli sforzi fatti dai calabresi in questi anni per pagare i mostruosi aumenti di tasse e ticket per ripianare i debiti sanitari accumulati negli anni precedenti questo perchè, secondo la corte dei conti, per la realizzazione di 4 nuovi ospedali la Regione chiederà un finanziamento ai privati che però a fronte di un "prestito" di € 134.367.073,82 ne riceveranno dalla Regione Calabria 382.320.000,00€ (pagati da noi).

Quanto riportato di seguito è Estratto dalla Deliberazione della Corte dei Conti Calabria n.66/2013 (Relazione sul bilancio di previsione della Regione Calabria per l’esercizio finanziario 2013):

"La Regione Calabria ha riferito di aver “previsto” il ricorso al project financing per la realizzazione di n. 4 nuovi ospedali, con una ripartizione del finanziamento del 30% a carico del privato e del 70% a carico dello Stato e della Regione Calabria.
Pur tenuto conto della riscontrata conformità a legge delle originarie ordinanze commissariali a suo tempo registrate da questa Corte, si rileva che qualora si riscontri un intervento finanziario pubblico non marginale o addirittura superiore alla metà del valore dell’opera, “si tratta di un uso improprio (anche se non illegittimo, n.d.r.) del contratto di project financing, anche in relazione ai parametri stabiliti in sede comunitaria in relazione alle partnership pubblico-private”.
In chiave collaborativa, si evidenzia altresì che il ricorso a “forme alternative” deve essere assistito da una prudente valutazione di convenienza dello strumento finanziario, in comparazione con il tradizionale modello del mutuo.
Si riportano i dati finanziari relativi alle opere in questione, trasmessi dall’amministrazione, dai quali emerge l’elevata contribuzione a carico del settore pubblico (Stato e Regione Calabria),
pari complessivamente al 69,32% dell’importo complessivo degli oneri finanziari:
(la Regione insieme allo Stato investirà 303.663.663,00 per 4 nuovi ospedali in Calabria, ulteriori 134.367.073 saranno investiti dai privati per un ammontare totale di € 438.030.737,32!)

Per giunta, l’esame della documentazione evidenzia l’esistenza di ulteriori e rilevanti costi che graveranno a carico delle aziende sanitarie interessate, secondo la tabella di seguito esposta:

Come pare evidente dall’esame dei dati riportati, l’importo del solo “corrispettivo per la disponibilità (cioè il contributo da riconoscere al concessionario per la mera disponibilità dei nuovi ospedali, determinato in modo da remunerare gli investimenti a carico degli stessi) dell’opera (pur suscettibile di ribassi in sede competitiva) che le aziende sanitarie dovranno erogate alla controparte privata (pari, nei 30 anni previsti dal piano finanziario, ad euro 382.320.000,00 iva esclusa) supera di gran lunga, in valore assoluto (e salva la pur necessaria attualizzazione dei corrispettivi), il contributo finanziario (euro 134.367.073,82, iva inclusa) apportato dai privati alla realizzazione dell’opera.

In sede di controdeduzioni, l’amministrazione ha eccepito che (ma detta durata è espressamente contemplata nel piano finanziario) “il corrispettivo non viene corrisposto per 30 anni ma per la sola durata della gestione, in quanto il suo pagamento prende avvio solo con il collaudo dell’opera” e che conseguentemente “i corrispettivi che le aziende sanitarie dovranno erogare alla controparte privata (pari, negli anni di gestione previsti, a circa euro 196.980.00 iva esclusa a valori attuali) è sostanzialmente equivalente in valori attuali con il contributo finanziario apportato (circa euro 197.030.000, iva esclusa) apportato dai privati alla realizzazione dell’opera”.

In proposito, tuttavia, la Regione non ha esplicitato quale debba ritenersi (a fronte della durata trentennale contenuta nei piani finanziari) il periodo di durata della gestione né ha chiarito i
passaggi del computo delle cifre da ultimo riportate, non contenute nei suddetti piani finanziari.

Con riguardo alla struttura dei costi, l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (Avcp), con delibera n. 106 dell’11 dicembre 2011, pur “non rilevando margini di intervento”, ha evidenziato l’opportunità di “prevedere obblighi più stringenti in capo al soggetto privato al fine di garantire un maggior trasferimento in capo allo stesso del rischio di costruzione” e la “necessità di più puntuale definizione delle questioni attinenti l'affidamento di opere complementari, la gestione delle varianti, la remunerazione delle attività non ricomprese nel rimborso spese”.

Infine, si evidenzia che la stessa amministrazione regionale, in sede istruttoria, ha correttamente riferito che “i corrispettivi complessivi sopra indicati – che andranno a gravare sui bilanci delle aziende a partire dal 2017potranno essere compatibili con i vincoli posti dal Piano di rientro, a condizione che le strutture sopra indicate (quelle pre-esistenti, n.d.r.), alla data di attivazione dei nuovi ospedali e una volta ultimati i trasferimenti di attività sanitaria, vengano dismesse dalle funzioni sanitarie e ospedaliere e che, negli anni a seguire, la realizzazione delle nuove strutture consenta un progressivo riassorbimento della mobilità passiva”. Eventualità, quest’ultima, tutta da verificare e solo in residua parte dipendente dalla qualità/vetustà della struttura ospedaliera."

Le stesse riserve e le stesse preoccupazioni la Corte Conti Calabria le ribadisce anche l'anno successivo nella DELIBERA N.45-2014 quando si occupa del bilancio di previsione 2014:
"La Sezione conferma il permanere delle criticità rilevate nella propria delibera 66/2013 in merito all'uso quantomeno improprio dello strumento di partenariato (a causa del pesante squilibrio tra l’impegno finanziario pubblico e quello privato) da parte della Regione e all'assenza di una esplicita valutazione di convenienza rispetto ai modelli tradizionali di finanziamento (es. mutuo) e ribadisce le riserve sulla economicità delle opere in esame formulate con la successiva delibera 21/2014."