3 giugno 2018

L'Italia ha smesso di investire nel Mezzogiorno

Juncker (una delle poche volte che, da sobrio, ha detto qualcosa di sensato) aveva ragione da vendere quando ha affermato: “Di quello che succede però nel Mezzogiorno, nelle regioni povere d’Italia, non può essere accusata l’Unione europea. È l'Italia a dover prendersi cura delle regioni più povere”.
Basta guardare cosa ha fatto l’Italia negli ultimi anni con le risorse della politica aggiuntiva nazionale (Fondo aree sottoutilizzate ‐ Fondo Sviluppo e Coesione) una spesa che dal decennio 1981‐1990 incideva per un ammontare pari allo 0,59% del PIL nazionale mentre nell’ultimo decennio 2011‐2015 è passata allo 0,15%, cioè si è ridotta da 27 miliardi a poco più di 12.
E’ stato calcolato che dal 1990 mancano circa da 1,6 a 4,4 miliardi annui di spesa per interventi per lo sviluppo del Mezzogiorno che l’Italia non ha riservato alle regioni del sud Italia mediante il Fondo aree sottoutilizzate ed il Fondo Sviluppo e Coesione: “Un parametro per la valutazione della congruità di tale spesa potrebbe essere rinvenuto nella previsione del DPEF 2007‐2011 in cui veniva un ammontare complessivo di risorse del FSC pari allo 0,6% del PIL e che comunque, pur lasciando dei margini di flessibilità sulla ripartizione annuale, non dovesse risultare inferiore allo 0,4% a fine anno.”… bisogna ricordare che “le risorse della politica aggiuntiva, prevalentemente destinate al Sud, hanno la funzione di garantire la copertura del divario ancora esistente, dando attuazione al co.5 dell’art. 119 della Costituzione.
L’Italia ha quindi smesso di investire nel sud Italia, senza che nessuno dicesse nulla, eppure in questi 25 anni abbiamo sempre avuto una discreta rappresentanza nei vari governi e parlamenti nazionali.
Il vero problema è che abbiamo mandato in parlamento (per 25 anni) gente che si è fatta i cazzi propri, stessa cosa abbiamo fatto per l’amministrazione regionale, abbiamo votato per gente che ha sempre pensato esclusivamente ai cazzi propri.
Ora pensate cosa poteva succedere se non ci fossero stati i fondi EU. Saremmo morti e sepolti, perché chi avrebbe impedito all’Italia di destinare le risorse che alimentano il bilancio EU per i cazzi propri o destinarli alle regioni del nord o per esigenze di bilancio statale (infatti i fondi FAS sono stati usati in passato per coprire i debiti sanitari)?
Quindi prima di andare a “sbattere i pugni sui tavoli dell’EU” dovremmo sistemare le cose in casa nostra, come dice Juncker, cioè avremmo bisogno di parlamentari e politici regionali che “vadano a sbattere i pugni sui tavoli del Governo italiano”. Ma, per lo stesso motivo, “prima di andare a sbattere i pugni sui tavoli del Governo” dovremmo sistemare la situazione della spesa della nostra regione, non possiamo pretendere di essere presi sul serio se ci presentiamo con un consiglio regionale che costa quanto quello veneto, con una regione che è piena zeppa di società in house e partecipate (per ogni liquidazione ne vengono create in media altre 2, come è accaduto di recente con la “Consulta degli italiani all’estero” o la nuova “Agenzia per l’innovazione” o "Calabria Verde").
Dobbiamo, cioè, prima dimostrare che abbiamo imparato a spendere i nostri (pochi) soldi e poi pretendere di spendere quelli degli altri.

25 maggio 2018

Illuminazione pubblica: la Calabria è tra le regioni dove si spende di più

Il consumo di energia elettrica per illuminazione pubblica in Italia nel 2017 è stato approssimativamente di 6.000 GWh, con un consumo pro capite di 100 kWh, pari al doppio della media europea di 51 kWh (Fonte: Osservatorio C.P.I.).

Nel 2016 la spesa pro-capite per la pubblica illuminazione in Italia è stata di 28,7 euro, molto più alta della media dei principali paesi europei (16,8 euro), il doppio del Regno Unito (14,2 euro) e 5 volte quella della Germania (5,8 euro). La Germania, che tra il 2007 e il 2016 ha ridotto la spesa pro capite per la pubblica illuminazione del 53%.
Se diamo uno sguardo alle singole regioni, le prime 3 regioni italiane in cui si registra il consumo elettrico pro-capite più alto sono:
1) Valle d’Aosta (199 kWh)
2) Calabria (151 kWh)
3) Basilicata (143 kWh)
Gran parte della spesa per la pubblica illuminazione viene sostenuta dai comuni e la Calabria è la regione più povera d'Italia, dove molti comuni sono in difficoltà finanziarie. Infatti la Calabria ha il triste record dei comuni in dissesto finanziario (nel 2018 su 109 comuni italiani in dissesto ben 30, il 27,5% sono comuni calabresi). Se prendiamo come riferimento le tre procedure che attestano la crisi finanziaria dei comuni: dissesto finanziario, piano di riequilibrio, deficitarietà strutturale possiamo vedere che la Calabria occupa il secondo posto tra le regioni d'Italia con il più alto numero di Comuni in crisi rispetto al totale: il 15,10% dei comuni calabresi è infatti in difficoltà finanziarie, peggio di noi fanno solo i comuni siciliani.
In Calabria è inoltre presente il maggior numero di enti in dissesto e occupiamo il secondo posto per il numero di enti in piano di riequilibrio pluriennale. Procedure praticamente sconosciute ai comuni del Veneto, dell'Emilia Romagna, del Friuli e del Trentino.

Nonostante la crisi in cui versano molti comuni la Calabria è la seconda regione d'Italia che consuma di più energia elettrica per la pubblica illuminazione, questo denota una scarsa efficienza nella gestione, della quale i dissesti finanziari sono una naturale conseguenza.
Ma l'eccessivo consumo di energia è solo uno degli aspetti negativi, infatti, il dissesto finanziario, e le difficoltà economiche, spesso costringono i comuni calabresi al regime di salvaguardia del settore elettrico (il regime previsto per gli enti morosi), nel regime di salvaguardia la tariffa elettrica pagata dai comuni è il 137,96% più alta, infatti: 
a) 57,16€/MWh è la tariffa normale fissa CONSIP esclusi gli oneri di sistema, accise ed iva,
b) 136,02€/MWh è la tariffa in salvaguardia media per le tre fasce orarie esclusi oneri, accise ed iva.
Un piccolo comune della costa tirrenica calabrese di 1.800 abitanti, 15 kmq di superficie e 112,1 abitanti per kmq, spende circa 6.500-7.000€/mese (iva, oneri ed accise comprese) per la sola pubblica illuminazione con tariffa CONSIP (EE15 zona Calabria), in regime di salvaguardia la spesa SALE a circa 10.500-11.000€ quasi il 60% in più. Quindi circa € 50.000,00/anno di spesa aggiuntiva.
I comuni calabresi avendo una ridotta capacità fiscale dovrebbero pertanto evitare di sprecare risorse finanziarie in questo modo, dovrebbero cioè seguire i consigli dell'Osservatorio Conti Pubblici italiani, ed efficientare la spesa, soprattutto quella della pubblica illuminazione, puntando su:
1) passaggio integrale all'illuminazione al LED
2) impiego di sensori di movimento sulle lampade
3) regolazione della luminosità di alcuni impianti e nelle ore tarde notturne (soprattutto per le strade in zone scarsamente abitate e lontane dal centro cittadino). 
L'Osservatorio stima che la combinazione dei tre punti precedenti potrebbe ridurre la spesa per la pubblica illuminazione di circa il 50%.
Per i comuni calabresi non sarebbe tanto difficile e non dovrebbero nemmeno cercare soluzioni molto lontano, infatti uno Spin-Off dell'Università della Calabria "Creta Energie speciali Srl" ha progettato e realizzato una lampada per pubblica illuminazione che è in grado di rispondere a tutti e 3 i requisiti suggeriti dall'Osservatorio.
La lampada a LED di Creta ES nella versione più completa può essere dotata anche di un sistema di accumulo agli ioni di litio e di un pannello fotovoltaico, mentre come dotazione di base ha l'elettronica di controllo a microcontrollore, un sensore a microonde per la regolazione automatica del flusso luminoso in presenza di elementi in movimento, suddivisione del ciclo di lavoro notturno in tre intervalli temporali regolabili con 2 differenti flussi luminosi.
Tutte le funzioni della lampada possono essere preimpostate tramite un'intuitiva app in dotazione, la versione più completa della lampada è dotata anche di controllo remoto che permette di gestire tutto l'impianto della pubblica illuminazione e le funzioni delle lampade da remoto, il sistema è anche in grado segnalare errori di malfunzionamento ed eventuali guasti.
Riprendendo l'esempio precedente, il piccolo comune calabrese che decidesse di sostituire il 50% delle lampade tradizionali con la lampada prodotta da Creta ES, se in regime di salvaguardia potrebbe ripagare l'investimento in circa 4 anni, 6-7 anni se con tariffa Consip. Potrebbe pertanto liberare preziose risorse finanziarie da investire in altre opere di pubblica utilità.

1 maggio 2018

Le tariffe 2018 per la raccolta rifiuti in Calabria: un confronto (impietoso) con alcuni comuni del nord Italia

Nel Green Book 2018, il rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani realizzato per Utilitalia dalla Fondazione Utilitatis in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti, emerge un sostanziale divario nord-sud nella raccolta differenziata: il nord con una media del 64% e quasi tutte le province sopra il 50%, mentre il sud con situazioni fortemente arretrate non raggiunge la media del 38%.  
Al sud, poi, si ricorre principalmente al trattamento in discarica (62%) mentre al Nord il 69% dei rifiuti è avviato a trattamento negli impianti di recupero energetico (inceneritori).

Per quanto riguarda le società che gestiscono la filiera: sia per il servizio di raccolta che per la gestione degli impianti, vi è una larga prevalenza di aziende a partecipazione pubblica al centro-nord mentre si rileva una presenza residuale al sud (dove solo il 33% degli abitanti è servito da aziende pubbliche o miste). Dall'analisi sulle tariffe per la raccolta rifiuti applicate per il 2017, su una popolazione complessiva di oltre 18 milioni di abitanti nei comuni capoluogo, una famiglia tipo (3 persone che vivono in 100 metri quadri) nel 2017 ha speso mediamente € 227,00 in un comune sotto i 50.000 abitanti e € 334,00 in un comune con popolazione superiore a 200.000 abitanti.
In media nel 2017 al nord la spesa è stata di € 271,00, al centro di 353,00 ed al sud di € 363,00 . I costi, pertanto, risultano essere più alti proprio al sud dove la qualità del servizio è peggiore e dove la raccolta differenziata è minore. 

Ma vediamo qualche dato nel dettaglio confrontando due comuni del sud Italia come Falerna e Lamezia Terme con alcuni comuni del nord Italia. Come possiamo vedere per entrambi i comuni la differenza con le tariffe applicate dai comuni del nord Italia è imbarazzante.  
L'esempio prende in considerazione una Famiglia tipo: Appartamento 100mq, 3 persone.
Le tariffe applicate dai comuni sono relative al 2018. I dati sulla percentuale della raccolta differenziata e sulla produzione di rifiuti sono gli ultimi disponibili ISPRA ed aggiornati al 2016 

(Comuni 3-5.000ab)
Falerna (CZ)
Abitanti: 3.993
Raccolta Diff.: 48,80%
Tot. Rifiuti (t): 1.950,245
Tariffa rifiuti: €241,61

Fumane (VR)
Abitanti: 4.092
Raccolta Diff.puntuale: 91,31%
Tot. Rifiuti (t): 1.899,943
Tariffa rifiuti: €136,53 (Falerna +76,96%)

Cesiomaggiore (BL)
Abitanti: 3.988
Raccolta Diff.puntuale: 90,45%
Tot. Rifiuti (t): 1.649,797
Tariffa rifiuti: €157,59 (Falerna +53,32%)

Arcade (TV)
Abitanti: 4.504
Raccolta Diff.puntuale: 92,83%
Tot. Rifiuti (t): 1.918,479
Tariffa rifiuti: €192,72 (Falerna +25,37%)

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(Comuni 5-80.000ab)
Lamezia Terme (CZ)
Abitanti: 70.891
Raccolta Diff.: 30,77%
Tot. Rifiuti (t): 35.005,110
Tariffa rifiuti: €310,68

Cremona
Abitanti: 71.924
Raccolta Diff.: 71,89%
Tot. Rifiuti (t): 37.635,746
Tariffa rifiuti: €195,02 (Lamezia T. +59,31%)

Gallarate (VA)
Abitanti: 53.145
Raccolta Diff.: 70,07%
Tot. Rifiuti (t): 27.881,221
Tariffa rifiuti: €209,41 (Lamezia T. +48,36%)

Treviso
Abitanti: 83.950
Raccolta Diff.puntuale: 87,12%
Tot. Rifiuti (t): 38.746,439
Tariffa rifiuti: €211,78 (Lamezia T. +46,70%)

I comuni con raccolta dei rifiuti porta a porta a tariffa "puntuale" (secondo il principio comunitario "paga quanto produci", come avviene per le utenze di energia, gas, acqua, ecc.) come Treviso, Arcade, Fumane prevedono una gestione automatizzata della raccolta mediante sistema un TAG RFID inserito nei contenitori della differenziata, applicazione della tariffa puntuale (tariffa calcolata sulla quantità di rifiuti prodotta da ciascun utente, negli esempi precedenti sono stati applicati quantitativi medi di rifiuti prodotti dalle famiglie in relazione alle indicazioni contenute nelle delibere comunali e che vengono applicati come "tariffa minima"), rilevazione GPS del punto di raccolta del contenitore che permette di gestire così un sistema di segnalazione automatico al gestore ed all'utente di eventuali errori di conferimento dei rifiuti e/o di assenza totale o difforme di conferimenti (questo per evitare comportamenti scorretti, pensate ad es. chi getta i rifiuti in strada...). Lamezia Terme e Falerna sono lontane anni luce da Treviso e Arcade: raccolta differenziata molto inferiore in percentuale, cumuli di rifiuti sparsi ovunque per comportamenti scorretti dei cittadini, scarsa comunicazione, siti internet inesistenti o non aggiornati, calendari della raccolta introvabili e tariffe rifiuti molto più alte.

Una famiglia composta da tre persone che vive in un appartamento di 100mq se si trasferisse da Cremona a Lamezia Terme (CZ) pagherebbe il 59,31% in più per la raccolta dei rifiuti. Se la stessa famiglia si trasferisse da Fumane (VR) a Falerna (CZ) pagherebbe il 76,96% in più.

Il modello della gestione rifiuti del nord Italia, pertanto, si rivela più efficiente, più economico e più rispettoso dell'ambiente rispetto a quello del sud. 
In Calabria bisognerebbe, pertanto, abbandonare progressivamente il conferimento in discariche gestite da privati sia efficentando il processo di raccolta differenziata con modelli di raccolta che applicano tariffe puntuali, calcolate sulle quantità effettive di rifiuti prodotte dagli utenti, sia avviando la frazione indifferenziata verso impianti di recupero energetico (ad oggi in tutta la Calabria ne esiste solo uno a Gioia Tauro).

Per rendervi conto degli anni luce che ci separano la gestione calabra dei rifiuti con quella del nord italia vi rimando al sito della Contarina spa società interamente pubblica composta da 50 comuni soci e che si occupa della raccolta dei rifiuti nella provincia di Treviso.
I 50 comuni aderenti hanno una media percentuale della raccolta differenziata dell'85%.
Vi faccio alcuni esempi tra le tante iniziative attive:
  1. Contarina prevede una fornitura annua standard di sacchetti mediante distributori automatici per la corretta raccolta differenziata di umido e secco residuo, che è compresa nella tariffa rifiuti, i distributori sono attivi tutti i giorni, 24 ore su 24, come uno sportello bancomat al quale l'utente si identifica con tessera sanitaria.
  2. Contarina ha attivato iniziativa “Famiglia Ecosostenibile” che comprende varie attività per aiutare le famiglie con bambini piccoli o persone in situazioni di disagio sanitario nella gestione dei rifiuti, quali pannolini, pannoloni, ecc. queste famiglie hanno diritto all’agevolazione per il conferimento di questo tipo di rifiuti. ed ancora le famiglie con bambini da 0 a 2 anni e 6 mesi, che hanno acquistato un kit di pannolini lavabili presso farmacie o altri esercizi commerciali possono richiedere un rimborso del 50%  per la spesa effettuata. 
  3. Contarina ha previsto la possibilità di di attivare il compostaggio domestico che consente a chi lo pratica di avere uno sconto del 30% sulla parte variabile della tariffa.
  4. Contarina ha deciso di aderire a “Tenga il Resto”, una campagna nazionale contro lo spreco alimentare, promossa in collaborazione con CiAl, Ascom e FIPE. Nei locali pubblici aderenti è possibile richiedere gratuitamente una vaschetta in alluminio personalizzata per portare a casa i pasti non completamente consumati, diminuendo così la produzione di rifiuto. 
Per finire il "Green Book 2018" prova anche a spiegare il perché di questo profondo divario Nord-Sud nel ciclo di gestione dei rifiuti, spiegazione che dovrebbe fungere da base (tenendo conto delle differenze e del contesto economico) per elaborare un modello di gestione efficiente anche per il sud Italia:
  1. Il Nord ha scelto un modello di gestione industriale e moderno dei rifiuti abbinando al riciclo la termovalorizzazione, il Sud manda in discarica oltre il 60% dei rifiuti e li seppellisce come nel medioevo.
  2. Il Nord ha un terzo degli abitanti gestito da aziende PUBBLICHE quotate in Borsa, il Sud zero ed in gran parte in mano ai privati.
  3. Al Nord i gestori dei rifiuti sono concentrati in poche decine (sfruttano economie di scala, sono proprietari di impianti di compostaggio, di termovalorizzatori ecc.), al Sud sono nell'ordine di più di un centinaio che al massimo seppelliscono i rifiuti in discariche gestite da privati.

16 ottobre 2016

Calabria Verde: il primo bilancio chiude con un disavanzo di 56 milioni di euro

Calabria Verde è una delle tante società in House della Regione Calabria, fu costituita nel 2013 con l’intento di riorganizzare e razionalizzare le politiche di tutela e la valorizzazione economica delle risorse forestali calabresi. Calabria Verde ha infatti assorbito le grandi aziende pubbliche regionali Afor e Arssa e le Comunità Montane.

Nel 2014 quando Calabria Verde aveva appena ultimato la fase di costituzione e non avviato alcuna attività la sezione regionale della Corte dei Conti manifestò notevoli perplessità in merito alla previsione dei costi ampiamente sottostimati dalla regione e alla loro copertura che in alcuni casi apparve alla corte addirittura ridicola tra cui sottolineò l’inverosimile copertura indicata dalla regione da: “utili netti di gestione derivanti da ‘utilizzazione forestale’ e vendita del materiale legnoso e concessioni sul patrimonio forestale” (qui trovate ulteriori informazioni).

Diciamo subito che l’intento della regione di razionalizzare il settore delle risorse forestali calabresi avrebbe incontrato ostacoli non di poco conto, primo dei quali il costo del personale traferito dagli enti soppressi:
1. il personale dell’Afor (i forestali), che transitò nella neo-istituita azienda regionale, con un pacchetto di n. 5.727 unità lavorative, per un costo anno 2012 (seppure descritto come decrescente negli anni per via di pensionamenti) di circa 164.910.000,00 €
2. il personale delle comunità montane (settore già sostenuto in passato da finanziamento statale ma venuto meno) che ammontava a n. 388 unità lavorative, per una spesa annua di 14.296.619,35 €
3. il personale addetto al servizio di sorveglianza idraulica con n. 290 unità lavorative (legge regionale n. 52/2009), che passò da tempo parziale a tempo pieno una volta assorbito da Calabria Verde, e che presentava un costo annuo di circa euro 8.000.000,00 €
Oggi a circa 2 anni e mezzo dall’avvio dell’attività dell’ente regionale possiamo tentare di fare qualche considerazione più dettagliata dall’esame dei dati del bilancio consuntivo 2014 pubblicato con delibera n. 917 del 09/09/2015 e soprattutto vedere se la Corte dei Conti avesse ragione.
Calabria verde ha avviato l’attività ad aprile 2014, il bilancio che esamineremo si riferisce quindi a soli 9 mesi e chiude con un avanzo pari ad € 1.338.028,00 (che come vedremo si rivelerà totalmente inesistente).

Nel 2014 l’ente ha impegnato spese per 314.700.934,75, il che farebbe stimare in costo annuo su 12 mesi tolte le partite di giro, a poco meno di 400 milioni. Questo il dettaglio pubblicato dallo stesso ente:
Sempre dal Bilancio risulta che Calabria Verde, nel 2014 ha occupato ben 5.890 dipendenti:

Nella sezione delle spese notiamo che sono stati contratti 2 mutui con Cassa Depositi e Prestiti per arredare la nuova sede di Catanzaro per 600.000,00€ (manutenzioni, arredi e computer), mentre il canone di locazione della predetta sede ammonta a € 120.263,62/anno. Già da qui si nota lo strano modo di razionalizzare le spese della Regione Calabria.
Il direttore Generale nel 2014 ha percepito 105.431,14 a cui si dovrebbero aggiungere 33.669,00 per indennità di risultato (a cui si aggiungono 48.967,01 di oneri previdenziali che l’ente gli ha versato).
Nel bilancio poi si nota che sono stati utilizzati 80 milioni per anticipazioni di cassa (cioè prestiti bancari) su cui l’ente ha pagato ben 616.550,00€ di interessi passivi (credo che ciò sia dovuto a mancanza di liquidità).
Da notare che nel bilancio non vi è traccia dei debiti risultanti dalla liquidazione AFOR in quanto Calabria Verde è subentrata in tutte le funzioni AFOR e posizioni attive e passive (la corte dei conti aveva stimato in 150 milioni le predette passività).
Ma vediamo cosa è accaduto dal lato delle entrate: le entrate affettive incassate dalla vendita di materiale legnoso (che nella mente di chi ha partorito il carrozzone dovevano contribuire a garantire la copertura delle spese) sono state pari a ZERO, mentre il totale delle entrate per la vendita di altri prodotti è stato di € 14.603,44 sufficienti a coprire poco meno dello 0,005% delle spese.
L’entrata dei canoni incassati per la concessione di lotti e terreni è stato di € 130.762,41 (anche qui somma irrisoria, ci sarebbero dei crediti iscritti in bilancio ma l’effettiva esigibilità è tutta da verificare).
Volendo stimare la capacità di copertura autonoma delle spese di Calabria Verde (al netto del contributo statale e regionale) l’ente avrebbe una capacità di generare poco più di 3 milioni di € di entrate (tutte teoriche perché nel 2014 non è stato incassato praticamente nulla e le somme sono finite nei crediti da riscuotere): pertanto la copertura teorica con utili generati da vendita di materiale legnoso e concessione di lotti boschivi ecc. è pari al 1,04% nella più rosea delle ipotesi.
Bisogna aggiungere, inoltre, che Calabria Verde è stata senza organo di revisione contabile per due anni, il quale è stato nominato il 31/05/2016 pur avendo l’ente iniziato l’attività ad aprile 2014.
Ad oggi il bilancio consuntivo 2014 risulta l’unico pubblicato ed approvato e seppur con notevole ritardo non vi è traccia del bilancio consuntivo 2015.
Quello che appare preoccupante è che originariamente il bilancio 2014 è stato approvato con un avanzo di amministrazione pari ad € 1.338.028,00. Successivamente Calabria Verde con 2 revisioni relative al riaccertamento dei residui (in cui sono stati rettificati soprattutto residui attivi cioè dei crediti a quanto pare inesistenti iscritti in bilancio) l’ente ha rettificato il risultato di amministrazione e dichiarato un disavanzo di ben 56.182.826,18€. Un disavanzo di 56 milioni in meno di 9 mesi di attività farebbe saltare sulla sedia chiunque (tranne che in Calabria). Il revisore che si accorge della cosa dichiara: “Questo Organo di revisione, comunque, non può non evidenziare che in otto mesi di gestione e cioè da aprile 2014 al 31/12/2014, è stato generato un disavanzo di amministrazione di € 56.182.826,18 che desta forte preoccupazione per la vita stessa di questa Azienda.
Per quanto riguarda il predetto debito di € 56.182.826,18 Calabria Verde ha deciso di spalmarlo in 30 anni (lo permette la nuova normativa di bilancio armonizzato), ogni anno quindi dovranno essere trovate risorse aggiuntive in bilancio per coprire 1/30 del debito accumulato in soli 9 mesi del 2014 e cioè 1.872.760,87€
Una spesa annua stimata di quasi 400 milioni e 5.890 dipendenti con un debito di € 56.182.826,18 a soli nove mesi dalla costituzione richiederebbe un intervento urgente della politica calabrese in quanto ampiamente insostenibile per una regione come la nostra.
Non sembra che però la maggioranza, ma cosa più allarmante la minoranza, del consiglio regionale sia particolarmente preoccupata della cosa. Anzi con la legge n. 27 del 15.12.2015 la Regione ha stanziato ulteriori 19 milioni a copertura delle maggiori spese 2014 (solo successivamente, a seguito di ulteriore revisione dei residui in regione, si sono accorti che non bastavano a coprirne nemmeno la metà).

Per finire bisogna precisare che:
1) una parte della spesa di Calabria Verde (e prima dell’AFOR) è stata da sempre a carico non solo dei calabresi ma di tutti gli italiani fin dal 1984, ed arrivò alla somma di 160 milioni nel 2012 per poi ridursi di anno in anno fino a che la Legge di Stabilità 2015 ha previsto lo stanziamento di 140 milioni di euro per i forestali della Calabria a decorrere dal 2017.
2) L’unica e vera razionalizzazione delle spese di Calabria Verde la stanno facendo (involontariamente) i dipendenti che vanno in pensione: nell’albo pretorio si notano infatti numerosi pensionamenti fin dal 2015.
3) Nel bilancio di previsione 2015-2017, approvato in notevole ritardo il 30.12.2015, è prevista una spesa di € 404.097.304,13 per il 2015 al lordo delle partite di giro. La predetta spesa è prevista in ulteriore calo nel biennio successivo fino ad assestarsi a 311.716.713,28 (previsione che difficilmente sarà mantenuta visto il debito accumulato in soli 9 mesi).




26 giugno 2016

Quanto potrebbe rendere la raccolta differenziata (se fatta bene)

Molti cittadini si chiedono quali siano i benefici della raccolta differenziata, tralasciando i benefici per l'ambiente che sono abbastanza palesi (riduzione dei rifiuti interrati o inceneriti in discarica e conseguenti riduzioni di gas nocivi immessi in atmosfera ecc. ecc.), in questo post tenterò di mettere in luce i possibili benefici economici per cittadini ed enti locali.

Per il confronto prenderò come esempio 3 comuni: Falerna (CZ), Sassano (SA) Cesiomaggiore (BL)

Il Comune di Falerna (CZ) non è certo un esempio di eccellenza nella gestione dei rifiuti urbani e nella raccolta differenziata (46,97% nel 2015) e ne avevo già parlato quasi un anno fa in questo post confrontando la spesa familiare dei cittadini falernesi con quelli residenti nel Comune di Cesiomaggiore (BL).  Tale gestione inefficiente ha determinato nel corso degli anni un consistente aggravio per le già provate tasche dei cittadini, ecco l'andamento della tariffa rifiuti negli ultimi 4 anni per una famiglia tipo di 4 componenti che abita in una casa da 100mq:

Il comune di SASSANO (SA) ha una raccolta differenzia al 95,25% e pochi giorni fa ha ottenuto il secondo posto nella classifica "Comuni Ricicloni" di Legambiente. Il Comune di Sassano ha anche pubblicato una stima del proventi della raccolta differenziata nel 2015:

L'ente ha stimato nel 2015 un introito per le casse comunali di circa € 251.319,64 derivante dalla vendita del materiale riciclato dai cittadini.

Vediamo cosa succederebbe se il Comune di Falerna decidesse di fare lo stesso.
Innanzitutto per ottenere dei ricavi dalla vendita dei rifiuti differenziati è necessario sottoscrivere delle convenzioni con relativi consorzi di filiera COMIECO, COREPLA, COREVE, CIAL, RICREA, RILEGNO e ricevere direttamente nelle casse comunali i corrispettivi della raccolta differenziata (che oggi altrimenti incassa la società che effettua la raccolta differenziata...).

Il comune di Sassano produce un quantitativo di rifiuti annuo più o meno equivalente al comune di Falerna che però ha una raccolta differenziata al 46,97% contro il 95,25% di Sassano.

Ma vediamo a quanto ammonterebbero i ricavi dalla vendita dei rifiuti prodotti nel comune Falerna con raccolta differenziata al 46,97% (i dati sul quantitativo dei rifiuti riciclati nel 2015 sono stati pubblicati dal Comune di Falerna nel maggio 2016),
 Questo il calcolo dei ricavi presunti:
TOTALE Ricavi Stimati 50.165,94 : i ricavi sono basati su tariffe CONAI e relativi consorzi di filiera (vetro, plastica ecc.).

I ricavi sono puramente teorici perché il Comune di Falerna non ha previsto alcuna forma di cessione dei rifiuti ai vari consorzi e quindi credo che vengano incamerati interamente dalla ditta appaltatrice che attualmente gestisce la raccolta differenziata.

Vediamo cosa succederebbe al Bilancio della TARI 2016 di Falerna se il Comune riuscisse ad arrivare al 95% di raccolta differenziata come accade nel comune di SASSANO:
Il costo per la raccolta rifiuti a Falerna prevede un bilancio 2016 per € 830.282,56
di cui:

A) 140.000 per costi di smaltimento in discarica di rifiuti indifferenziati da pagare alla Regione Calabria (132,00 € x 1061 tonnellate/anno)
B) 40.000 smaltimento organico (91,62€ x 437 tonnellate/anno)

Ipotizzando di arrivare al 95% di differenziata i costi di conferimento della frazione indifferenziata si ridurrebbero a:
A) € 10.272 (-92,66%!)  per costi di smaltimento indifferenziato da pagare alla regione (107,00 € x 96 tonnellate/anno)
B) € 6.500 (-75%) per smaltimento della frazione organica. Lascio prudentemente quella cifra perché reputo più complicata la riduzione dei costi del conferimento dell'organico. Tuttavia si potrebbe prevedere una tariffa premiale per i cittadini che si doteranno di una compostiera e quindi eviteranno di consegnare organico al comune (il costo di una compostiera si aggira intorno alle 50€ e potrebbe fornirla il comune come ulteriore incentivo) es. il comune di Polignago prevede uno sconto del 5% sulla parte variabile TARI
C) TOTALE Ricavi Stimati dalla vendita di imballaggi differenziati (con raccolta diff. al 95%): 149.498,56 (la stima del Comune di Sassano di ricavi dalla vendita di imballaggi da raccolta differenziata per oltre 250.000€ mi sembra troppo ottimistica ed apparentemente irrealizzabile per Falerna)
Ed ecco il Nuovo Bilancio TARI di Falerna con raccolta differenziata al 95%:
Totale TARI € 517.556,00 (RIDUZIONE -37,67% rispetto alla spesa iniziale di € 830.282,56) il che equivarrebbe a ridurre di quasi il 40% la spesa TARI per famiglie ed imprese falernesi.

Naturalmente per raggiungere il 95% di raccolta differenziata bisognerebbe riorganizzare tutto il ciclo della raccolta con una serie di interventi tra i quali:
  • incentivando i cittadini con forme differenziate di tariffazione dei rifiuti (chi "più differenzia meno paga" come nel caso del Comune di Cesiomaggiore (BL))
  • informando i cittadini sui benefici economici ed ambientali della differenziata 
  • separando ulteriormente le varie frazioni di rifiuti (il vetro dal multimateriale come accade a Catanzaro) ed incentivando il compostaggio domestico
  • gestendo nel più efficiente modo possibile la raccolta dei rifiuti, evitando ritardi e disguidi che potrebbero favorire comportamenti poco corretti dei cittadini
  • facendo capire ai cittadini che la differenziata ha un costo più alto rispetto alla vecchia raccolta indifferenziata (sono necessari più uomini e mezzi per la raccolta rifiuti) ma che tali costi vengono coperti abbondantemente se si raggiungono alte percentuali di raccolta nel proprio comune (i 250.000€/anno di ricavi dalla vendita delle varie frazioni differenziate del Comune di Sassano ne sono un esempio).
Cosa comporterebbe un'alta percentuale di differenziata in termini di risparmi economici per i cittadini?
Riprendendo l'esempio fatto nel 2015, questo è il confronto della spesa TARI di 3 famiglie che vivono in un comune "virtuoso" come Cesiomaggiore (BL) con raccolta differenziata al 82,90% e quella della stesse famiglie che vivono a Falerna (CZ) con raccolta diff. al 46,97%:

Nucleo familiare 2 persone abitazione da 65mq:
TARI Cesiomaggiore € 135,45
TARI Falerna € 201,63 (+48,86%)

Nucleo familiare 3 persone, abitazione da 80mq:
TARI Cesiomaggiore € 160,65
TARI Falerna € 249,07 (+55,04%)

Nucleo familiare 4 persone, abitazione da 100mq:
TARI Cesiomaggiore € 185,33
TARI Falerna € 319,71 (+72,51)%